Riding by night

2nd April 2007

Cagato poco, il dischetto dei Department of Eagles (2003, ripubblicato in UK nel 2005) era una piacevole lastra sul selciato del possibile ritorno degli anni 90. La canzone a presa istantanea era Sailing by night, che partiva con svagatezza beckiana per crescere i ritmini e gli archi e sfociare in un climax velocizzato ridicolmente barocco e appiccicoso, così

Department of Eagles - Sailing by Night 

Ora, quale sorpresa quando, mettendo su un disco della Y.M.O. cattato per pochi euri all’usato, me ignorante scopro che quel finalino non è altro che il rondò giapponese kraft-devoluto di Rydeen. Pezzone che potete ascoltare nella pillolina verde qui a fianco, o gustare nel tripudio live al Budokan qua sotto


Sul nido del cuculo

31st March 2007

Hazey Charlotte Greig

La prima cosa di Charlotte Greig che io abbia mai ascoltato è la versione di The Cuckoo eseguita live a Resonance Radio. Ed è un biglietto da visita formidabile. Una registrazione da ascoltare e riascoltare con le orecchie sulle casse, o con le mani premute sulle cuffie. In medias res ci si ritrova nel mezzo di un flusso di suoni in continuo movimento che sembra non avere inizio né fine. Charlotte espone la melodia nel modo più semplice e diretto mentre intorno a lei ondeggiano avanti e indietro il bordone del suo harmonium, bleeps da laboratorio, fiati meditabondi e traballanti, strisci acidognoli di chitarra psych, una serie di voci trovate (una metallica che prima esce con un "invisible", poi doppia un canto fanciullesco distratto e assorto, una maschile e calda che dedica il pezzo ad un villaggio gallese, un’altra che ride sinistra), di suoni indefinibili cangianti, di sporcizie ambientali fruscianti. Il naufragar m’è dolce:

Charlotte Grieg - The Cuckoo (Live at Resonance Radio) 

Un trattamento per certi versi antitetico a quello dei Matmos, ugualmente declinato al presente ma più vicino all’arcano sprofondare che per alcuni è il folk, perché meno narrativo. E il resto dell’EP, scaricabile gratuitamente via Woven Wheat Whispers, è altrettanto valido: ci sono i 10 minuti di psichedelica ipnosi su chitarra catatonica di I wish I wish e il trick percussivo che guida la dolce chiusa di Cotton Crown (quanti cantanti folk si mettono a coverizzare i Sonic Youth?). Dobbiamo certamente rendere merito al chitarrista Julian Hayman e al tecnico del suono Johnny Brown, ma ad ascoltare quanto la nostra mette su myspace, direi che è anche questione di regia. Folk masterpiece 2006 A.D.

Pass their tape to DFA

29th March 2007


Piccolo inno dei Trabant

Playstation top scores are a waste of time
Interviews on telephone are a waste of time
Friday evening, wash your car
Come on waste your time
Save money for your girlfriend, such a waste of time

We keep on dancing wasting our time
We keep on dancing wasting our time

Reach middle class wage it’s a waste of time
Soul mate seeking on the net is a waste of time
Peep tangas that surround you
Instead of going straight ahead

We keep on dancing wasting our time
We keep on dancing wasting our time

Dancer/waster
Dancer/waster 

The tart with the cart

22nd March 2007

cockles or mussels?

Belli i cd 3′’, e obbligano a focalizzare. Questo dei Matmos è un’appendice all’ultimo album, dedicata ad Alan Turing. Dopo un’esplorazione delle possibilità ritmiche dell’Enigma Machine e una giocosa oscurezza in bassa battuta (ed alta densità) declamata dal David Tibet (tutto notevole), arriva la loro versione di Cockles and Mussels. La canzone di Molly Malone, pescivendola di giorno e pesciprendola di notte, inno ufficioso di Dublino, si presta volentieri a letture farsesche se non sarcastiche, e in tal senso probabilmente lo stesso Turing l’aveva suonata all’ufficiale che era andato ad arrestarlo (per oscenità, cioè: omosessualità).

I nostri però ne danno una resa grandemente elegiaca, commosso omaggio al matematico e logico britannico che supera non solo i Tunng ma anche ogni altro matmostrattamento di materiale tradizionale. Inizia e sembra minimalismo: voce, violino, un drone di hurdy gurdy sdoppiati sfasati e stratificati in una spirale ascendente di suoni celestiali. Gradualmente si fanno strada brandelli del tema, al terzo minuto esposto finalmente in primo piano dalla voce (ancora bellissima, della gloriosa Clodagh Simonds) mentre la sarabanda si allontana e sfuma nel solo violino (di Blevin Blectum … !). La melodia domina il paesaggio sereno, l’acustica di Mark Lightcap lavora sotterranea. Al quinto minuto sembra tutto finito, invece morbida sorpresa parte il vocoder meno eighties della storia, solo per far risaltare la nudità dell’ultimo refrain. Un progressivo spogliarsi, sofisticato ma solo dietro la semplicità. Folk masterpiece 2006 A.D.

Matmos - Cockles and Mussels 

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