Rei Helder - Os Marteleiros
28th December 2007
Sul palco nel parco di notte, un corpo massiccio come una dea madre sale e si adagia sulla musica in sospensione, una veste macedone e un velo nero sul volto. Inizia a cantare, singhiozza, canta e singhiozza insieme, con dolore arcaico e catramoso. Dopo una strofa, e il treno lacrimoso continua, i musici rilasciano uno stomp balcanico che in breve manda il pubblico su su di giri verso la transe.
Non so che canzone fosse ma il concerto di Esma Redzepova con l’Ensemble Teodosievski è stato per me uno dei più belli dell’anno. A fine esibizione mi sono procurato il best of in scrauso cdr con grafica da diva del lissio che distribuivano da un sacchetto da supermercato e devo dire che.

Qualcuno forse avrà notato il suo inno più famoso (qui in un’esibizione vintage) nella colonna sonora di Borat. Ne aggiungo un altro che rende l’idea.
Kostr-film pointed out by the mighty Franzoni!

Nel loro terzo ed ultimo disco (datato 2004) i minnesotani Skye Klad (da non confondere con Skyclad) mantengono un equilibrio tra immaginario biblico e occulterie folk noir e dilatazioni psichedeliche che possono rimandare a degli Spacemen 3 meno abrasivi quanto a jam comunarde anni 70, un suono a suo agio nell’estetica di casa Darkholler Hand/Eye. Skye Klad plays The Musick of Cupid’s Orkustra Asleep Within the Magick Powerhouse of Oz (tra i titoli e l’artwork di TiMOTHy Renner non ci sarebbe nulla da aggiungere) parte con ballate chitarristiche un po’ Of the Wand and the Moon cantate con tenebrosità blues caveiana ("the arms of Christ are the Cross of Lorraine"), per poi rapidamente tuffarsi in cavalcate notturne in cui dietro alle pennate di acustica e alle percussioni rituali nuotano -e progressivamente emergono- una serie di feedback flautati (Fleeting Faunus), suoni boschivi, onde sinusoidali (Beyond the Ice and Storm), echi e spettri. Incastonata nel mezzo la messa in canzone di The Sleeper di E.A. Poe propone una ripartenza, e ripartenza sia: dalla carica cornuta di Wildes Heer di nuovo nella selva fuori e dentro, a ballare intorno al fuoco con driadi e satiri, fino alla chiusa ultraflangerizzata che preconizza una inevitabile indicibile calata da nord.
I Trabant Mobil: se vi dicessi che fanno rock progressivo magari non credereste che possono spararvi un pezzo così
Trabant Mobil - My Penguin in FrigorFreezer
E allora non lo dico, ché tanto è solo un elemento tra gli altri pastichiati dai nostri al secondo parto, My Favourite Pelo. In tal bouquet, giallo e rosa come una sweet sweet vagina, l’iconico veicolo non esita a raccattare ogni sorta di autostoppista, aggiungendo vocine a vocione, funkartoon meccanici a sambe di plastica, sospensioni spaziali a turgori hard-prog, feeling noir a tentazioni jazz, e buttando sul piatto, già che ci è, spruzzate di cineseria tarocca, elettrobeats, ambient, carillon fuorigiri e voci (e) trovate qb. Il tutto non torturato nel giardino zorniano né prosopopeizzato come in certi seventies, ma condotto con serio entusiasmo verso il deragliamento grottesco (per dire, potrebbero fraternizzare con l’Industrialien, o forse no). Contattateli, non ve ne pentirete.
Video degli ineffabili Selvaggi del Borneo