…e ttt d’n trtt i cure

9th April 2007

a cure for logorrea

Sarà un problema mio, ma ogni volta che sento questa sezione di Illinoise mi vien da fischiettare così (in loop di solito, anche se non per quattro minuti e mezzo).

Il melograno

8th April 2007

Trees Community

Con la scusa della pasqua parlo un po’ dell’attesissima ristampa (già sold out nella prima edizione) della Trees Community. Diciamo subito che i 4 cd vengono in un box verde che si apre/sfoglia a croce fino a rivelare il ricco booklet, che tutto sommato il prezzo non è alto e che probabilmente l’oggetto resterà come catalizzatore dei ricordi 200X del ritorno dei suoni whimsical folky anni 60 e 70 da una parte e dall’alta attenzione mediatica e culturale verso religione e/o spiritualità (solito momento di crisi? onda lunga dell’11 settembre? etc?) dall’altra. Poi c’è la musica.

I dischi permettono di seguire un certo percorso evolutivo nella scrittura, via via più eccentrica dai cerimoniali dal vivo del 1973 al nastro A portrait of Jesus Christ in Music per culminare nel capolavoro di questa comune anni 70, il mitizzato The Christ Tree. Permettono (va detto: tra qualche ripetizione) di cogliere la tendenza creativa delle esibizioni, vissute come eventi unici e partecipativi, in parte improvvisati. Regalano un paio di eccezionali bonus non live che insinuano il sospetto che non sia finita qui. Ma in realtà si tratta di sottigliezze, in una visione complessiva compatta fin dall’inizio, che va semplicemente svelando e definendo le proprie facce.

Lo so, il binomio musica/Dio può far storcere il naso, ma per un attimo dimentichiamo i concerti in Vaticano, il Gen VerdeRosso e il meraviglioso TBN e proviamo a vedere che altri frutti tali radici possono produrre. La concezione della vita religiosa di questa comunità aperta e seminomade, lontana da papato e papaboys, si manifesta in un’ampia rosa di brani che contemporaneamente riescono:

-a portare il cantautorato acustico verso una forma rituale espansa (poco importa se molti pezzi sono brevi, la gestalt, il melograno, prevale);

-ad essere ecumenicamente ricettivi verso i suoni del mondo, inglobando i profumi d’oriente di una miriade di strumenti esotici (80);

-ad essere corali, quasi comunitari (e quindi folk?) nella composizione e nell’esecuzione strumentale e vocale (il melograno);

-ad aprire porte per la meditazione (comunque prevalenti) senza censurare momenti mondani, dissonanze e rilasci percussivi tutt’altro che sereni, senza appiattire la complessità del percorso di fede/dubbio;

-a tradurre la vocazione alla testimonianza narrativa (più che alla catechesi) in un’erranza melodica degna dell’Incredible String Band.

In pratica ne esce una liturgia protoprog unplugged, un hapax che con coinvolgente naiveté hippie rivela la natura psichedelica dell’esperienza spirituale che l’ha generato. Un percorso in qualche modo estremo, e ovviamente per molti non condivisibile, che però si contrappone ontologicamente e dall’interno ai rigurgiti reazionari strumentali di molte interpretazioni religiose/politiche attuali.

Publishingnoticespress

4th April 2007

Naomi Elizabeth
Questa qui di fianco è la foto meno sessuata che ho trovato di Naomi Elizabeth, elettrosciantosa da San Diego. Se guardate le altre, più o meno caste, sembra un effetto perverso delle Suicide Girls. Diciamo una versione depatinata e casereccia, myspaceata.

Il suo debutto (forse) del 2005 viene qui descritto (e stroncato) come indie-folk, poi c’è la sterzata verso l’elettronica che si autoproduce tutt’ora. Che è una roba un po’ strana, un po’ fuori, dal sapore dilettantesco, ma direi personale: scalcia sgarruppata bassa fedeltà, né hiphop né breakbeat né electroclash, a volte al limite con la drum’n'bass ma per lo più non saprei bene cosa (e infatti poi la vediamo performare in ambienti noise, insieme a Kevin Shields, per dire); tra le gabbie ritmiche secche e insistite e gli occasionali abbellimenti (una chitarra, un metallofono, tutto synthetizzato?) si divincola la voce, acuta e ammiccante ma soprattutto beffarda: "here’s a poem for you / kiss my ass". Meglio delle Suicide Girls.

Riding by night

2nd April 2007

Cagato poco, il dischetto dei Department of Eagles (2003, ripubblicato in UK nel 2005) era una piacevole lastra sul selciato del possibile ritorno degli anni 90. La canzone a presa istantanea era Sailing by night, che partiva con svagatezza beckiana per crescere i ritmini e gli archi e sfociare in un climax velocizzato ridicolmente barocco e appiccicoso, così

Department of Eagles - Sailing by Night 

Ora, quale sorpresa quando, mettendo su un disco della Y.M.O. cattato per pochi euri all’usato, me ignorante scopro che quel finalino non è altro che il rondò giapponese kraft-devoluto di Rydeen. Pezzone che potete ascoltare nella pillolina verde qui a fianco, o gustare nel tripudio live al Budokan qua sotto


Keep your mind wide open

terabithia screenshot 
Pubblicizzato scorrettamente dalla Disney come un ennesimo fantasy sulla scia post Jackson, Terabithia è invece un film della schiatta dei Goonies, degli Stand by me, insomma dei classici eighties per ragazzi (e per cui ho sempre un debole); detto che come i secondi scatena l’effetto schoolbell / treehouse; detto che al contrario dei primi preferisce suggerire che soffocare di immagini; detto che per questo si magna quasi tutti i prodotti analoghi (soprattutto i fantasy) usciti negli ultimi anni; detto che forse forse si magna pure Il labirinto del fauno; detto che no, Donnie Darko fa categoria a parte; detto che proprio la promozione ingannevole crea un piacevole effetto sorpresa; detto che riporta le pare gondryane al loro posto nella bildung adolescenziale; detto che sì certo il finale, è un film per ragazzi appunto;

detto ciò, ecco qualche palinfrasca random per costruirsi in casa un ponte audiovisivo e solleticarsi il terzo o(re)cchio.

-via microphones in the trees, il caleidoscopio boschivo degli ennesimi radicali liberi finlandesi, le spirose Kukkiva Poliisi

-sempre microphones in the trees segnala Temptation to Zoology (parte 1 e parte 2), una specie di misteriosa cosmozoogonia psichedelica (o un collage poco narrativo di filmatini casalinghi, fate vobis) della cricca MV&EE

-Sabrina Eden ha dei video folklisergici: uno sull’incontro del terzo tipo tra un elicottero e la torre di Glastonbury, tutto viraggi anni 70 e musicato dal Nihil Project; qualche live di Shibboleth; uno tutto scampanato sui volti fogliati e le decorazioni grottesche dell’abbazia di Tewkesbury; un paio sui complessi megalitici albionici, etc

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