Belli i cd 3′’, e obbligano a focalizzare. Questo dei Matmos è un’appendice all’ultimo album, dedicata ad Alan Turing. Dopo un’esplorazione delle possibilità ritmiche dell’Enigma Machine e una giocosa oscurezza in bassa battuta (ed alta densità) declamata dal David Tibet (tutto notevole), arriva la loro versione di Cockles and Mussels. La canzone di Molly Malone, pescivendola di giorno e pesciprendola di notte, inno ufficioso di Dublino, si presta volentieri a letture farsesche se non sarcastiche, e in tal senso probabilmente lo stesso Turing l’aveva suonata all’ufficiale che era andato ad arrestarlo (per oscenità, cioè: omosessualità).
I nostri però ne danno una resa grandemente elegiaca, commosso omaggio al matematico e logico britannico che supera non solo i Tunng ma anche ogni altro matmostrattamento di materiale tradizionale. Inizia e sembra minimalismo: voce, violino, un drone di hurdy gurdy sdoppiati sfasati e stratificati in una spirale ascendente di suoni celestiali. Gradualmente si fanno strada brandelli del tema, al terzo minuto esposto finalmente in primo piano dalla voce (ancora bellissima, della gloriosa Clodagh Simonds) mentre la sarabanda si allontana e sfuma nel solo violino (di Blevin Blectum … !). La melodia domina il paesaggio sereno, l’acustica di Mark Lightcap lavora sotterranea. Al quinto minuto sembra tutto finito, invece morbida sorpresa parte il vocoder meno eighties della storia, solo per far risaltare la nudità dell’ultimo refrain. Un progressivo spogliarsi, sofisticato ma solo dietro la semplicità. Folk masterpiece 2006 A.D.
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